La rabbia è uno dei sentimenti più comuni tra gli esseri umani. Quella che noi, nuove generazioni, sentiamo non può che essere la conseguenza della situazione economico-sociale che viviamo: assenza di stato sociale e di politiche sociali, distruzione programmata della scuola pubblica, prospettive lavorative legate alla sottoscrizione dei c.d. contratti di lavoro flessibile, ideati per favorire il mercato del lavoro etc. Come se non bastasse ogni giorno bisogna lottare contro i pregiudizi della gente, che qui sono un ostacolo duro da scavalcare per le personalità più sensibili, per quei ragazzi/e che cercano di distinguersi. I Linea Pesante Crew sono dei ragazzi molto giovani, il più grande ha 21 anni, ed hanno già inquadrato il luogo in cui vivono. Conoscono gli ostacoli che ogni giorno si paleseranno, le critiche che li vengono fatte e quelle che verranno fatte, sanno che essere seri ed onesti non paga quasi mai. Però prima che la rabbia diventi rassegnazione, prima che vincano quelli che ci vogliono omologati alla cultura dominante, prima di consegnare le armi al barbaro esercito dell’ignoranza, lotteremo, per prenderci quello di cui abbiamo infinitamente bisogno. Una vita degna.

1) Salve ragazzi, innanzitutto potete introdurre il gruppo? I ruoli nel gruppo quali sono?
LPC:Linea pesante crew è formata da: Infarto (Stefano DeMitri ‘92, mc e beatmaker), Strazio (Francesco Farina ‘90, mc), Pis (Simone Todisco ‘93, mc), Omega (Alessandro Spagnulo ‘91, beatmaker ), Kize (Gabriele Ligorio ‘92, turntablism, mc freestyle), Ossessione (Alessandro Manigrasso ‘92, mc, beatmaker).
2) Come vi siete conosciuti? Gli approcci all’hiphop?
Stefano: Io ho cominciato alle medie. Non ho mai scaricato musica, andavo avanti a passa mano. Non scarico perché col computer lavoro solamente sui beat e ascolto musica. Ho cominciato con Eminem, avevo un gruppo di amici, non loro (i linea pesante crew, ndr), che mi hanno fatto ascoltare roba italiana: Inoki, Joe Cassano etc. e quindi ho abbandonato Eminem ed abbiamo tirato su un piccolo gruppo. Ho incominciato a scrivere i primi testi, poi un mio amico mi ha fatto conoscere un ragazzo che ci ha chiesto se facessimo freestyle, non sapevo neanche cosa fosse, dopo non l’ho più lasciato. Gli altri hanno abbandonato, io ho continuato da solo e due anni e mezzo fa ho conosciuto loro, un po’ per caso. Abbiamo incominciato a stare insieme, a fare le prime esperienze da crew, poi un anno abbondante fa abbiamo deciso di formare Linea pesante crew, per fare qualcosa di più serio, che si avvicinasse alla decenza.
Francesco : cerco di fare rap da 4 anni. Conoscevo dei ragazzi che strimpellavano qualche rima. Una sera mi dissero: “prova tu”. Preciso che ero vestito con la camicia e la cravatta (ride). Feci qualche rima per gioco e poi diventò un’ossessione, tanto che non uscii di casa per un bel po’ e mia madre incominciò a preoccuparsi pensando che mi fossi esaurito. Poi è diventato il mio pane quotidiano, adesso ho bisogno di sfogarmi con le rime. Nacquero i primi testi, che se rileggo adesso mi metto le mani nei capelli ma a quei tempi erano belli. Poi conobbi loro con cui condividevo gli stessi interessi, passioni e sentivamo gli stessi cantanti. L’anno scorso poi è nata la Crew.
Simone: mi sono avvicinato a questa cultura anche grazie ad un mio amico di infanzia, che mi fece conoscere suo cugino con cui avevamo in comune la passione per lo skate. Avevo internet, lo usavo per sentire la musica e vidi il 2thebeat. Mi piaceva il freestyle e proposi al mio amico di provarci, lui però era un po’ titubante. Alla fine ci siamo convinti e abbiamo convinto anche gli altri che ci hanno fatto i complimenti, poi questo mio amico mi ha fatto conoscere i ragazzi qui presenti (I linea pesante crew, ndr) ed abbiamo formato il nostro gruppo.
3) Il nome della vostra crew a cosa è dovuto?
LPC: abbiamo scelto ‘Linea Pesante’ intanto perché volevamo un nome assolutamente italiano e che ci suonasse, e poi perché siamo abituati a seguire un linea, un filo logico nelle nostre vite, parliamo di coerenza e attuiamo la coerenza. Una linea rigida, ferrea, per questo poi da un ragionamento è uscito linea pesante, perché rispecchia il nostro modo di fare e di essere, la nostra linea da seguire! La nostra linea è pesante dato lo stile hardcore-funky dei nostri pezzi.

4) Le vostre influenze personali? Quali sono i cantanti che vi hanno ispirato di più?
Simone: Io, come anche gli altri, ho incominciato con Eminem, la roba americana. Quando ho conosciuto loro, circa 4 anni fa, ho incominciato ad ascoltare la musica che ispirava violenza, l’hardcore, e qualche anno fa ho comprato il cd dei Rak Shaza. Preciso che si tratta di violenza musicale contro il sistema, anche perché il rap troppo soft, fatto per le ragazzine, non mi piace, deve essere cattivo, deve far male.
Stefano: sono partito con Inoki, Joe Cassano, Co’ Sang, mi flagellavo proprio. Avevo 13/14 anni. Poi ho incominciato ad ascoltare roba vecchia dei Club Dogo. Mi è sempre piaciuto il rap della verità, quello armato, non le serenate. Mi deprimono. Mi piace il fatto che deve darmi la carica: Kaos, Colle der fomento, Turi, Dj Gruff, gente che fa le cose toste.
Francesco : io ho incominciato con le cose soft. Poi conobbi Dio: Kaos ed ho lasciato tutto, poi grazie anche a loro ho conosciuto altri gruppi: il rap americano con i Wu-Tang Clan, Mobb Deep. Eminem l’ho conosciuto con il filmone 8 mile. Con questi gruppi io mi calmo, mi fanno passare tutta la rabbia che ho in corpo.
5) A proposito di rabbia, secondo voi da che cosa deriva? Voi perché siete arrabbiati e in confronto a che cosa?
Simone: Io mi guardo in giro e vedo coglioni, gente che non si immedesima negli altri e questo è un concetto che esprimo nelle mie canzoni. La gente prima di parlare sugli altri non si informa e questo è sbagliato. Io sono arrabbiato con il sistema. Gente che è pronta a scannarsi, che non si rispetta. Io vado in Chiesa ed è lì (oltre che in strada) che ho imparato il rispetto e quello che mi fa arrabbiare sono le persone che dovrebbero avere una mentalità più aperta nei confronti del proprio prossimo. Al giorno d’oggi nessuno è capace di porgere la mano al compagno affianco. Devo precisare che sono contro il Vaticano però questo non mi vieta di vivere una religiosità mia, personalizzata, senza vistosi segni di croce o preghierine serali, basata sulla colonna portante del rispetto verso il prossimo, niente di più semplice.
Stefano: Io sono incazzato da parecchio, per altre esperienza di vita. All’amore non ci credo (‘’nemmeno io!’’ aggiunge Simone) perché oggi il principe azzurro è gay e la principessa è una puttana. Io sono incazzato per parecchie cose, come ha detto Simone. Sono incazzato con la gente che specialmente nei piccoli paesini è idiota, ha la mentalità ristretta. Quelli come noi sono pochi perché io sono abituato ad essere me stesso, a fare come voglio ed invece c’è gente che mi snobba, che va dietro le mode. Sono incazzato contro tutto quello che ci circonda, il sistema e lo stato sono una grossa presa per il culo, non per dire la solita. Io fotografo e sviluppo sul foglio, parlo di quello che vedo. Non è una rabbia fine a se stessa, credo che al contrario sia molto molto costruttiva. Con un testo si fa molto più rumore.
Francesco: io sono incazzato con il mondo, con i pregiudizi della gente. Ti dicono: “tu hai i pantaloni larghi e non puoi stare nella società perché sei un pagliaccio”. Non ti si avvicinano proprio per questo motivo. Ti prendono in giro, se fai rime ti considerano un clown, un fenomeno da baraccone. Qui l’amore non esiste se non hai il bmw, i soldini del papà e il culo firmato. Sono incazzato perché siamo governati da un mono-palla con il lifting, ci sono tante cose… ci manteniamo in vita proprio grazie alla Doppia H.
6) Per voi quindi l’hip hop non è solo un genere musicale.
Stefano: non posso pensare che domani mi sveglio e mi scordo di quello che faccio da 6 anni a questa parte. Non capisco né quelli che conosco, né gli artisti che lo hanno fatto. Io lo faccio anche per sfogarmi, è vita, è esprimere anche se stessi. Abbiamo fatto il cd anche per parlare di noi stessi, non soltanto per buttare merda in faccia agli altri, anche perché gli altri ascoltando possano rispecchiarsi.

7) Che cosa pensate di quelle persone che fanno una canzone e la mettono su Youtube, su Facebook e pensano di aver svoltato?
Francesco: l’hip hop non è un’arte per andare a caccia di visualizzazioni su Facebook o su Youtube, non è neanche fare la serenata alla ragazza per cercare di conquistarla, non esiste proprio. Il sentimentalismo si può fare anche con un pizzico di aggressività. Per noi essere hardcore non significa soltanto urlare ma anche aiutare una vecchietta ad attraversare la strada oppure mettersi dopo pranzo a lavare i piatti con mia madre. Quello è hardcore.
Stefano: quello è hardcore perché il tipo snob non se lo sognerebbe mai di farlo e magari mi dice “com’è fino ad ora eri hardcore e poi ci metti una canzone calma?”. Stocazzo! Ad esempio: Cose Preziose di Kaos è una canzone d’amore, dedicata all’hip hop, che comunque ti dà la carica, non è che mi viene la depressione come se mi sentissi un pezzo di Nesli.
8) Secondo noi ci circondano per lo più pseudo-artisti, che per di più non accettano nessuna critica. Pensiamo che internet e la televisione abbiano influenzato molto il modo di fare delle persone. Anche secondo voi è così?
Simone: Per quanto riguarda le critiche, le accettiamo, anzi le pretendiamo, basti pensare che l’umanità si è evoluta anche grazie ai propri errori in modo da avere un presente migliore, anche se a vederlo non si direbbe. Questo vale anche per le canzoni, si sbaglia per imparare. Per quanto riguarda le visualizzazioni, ormai la gente lo fa solo per quello. Bisogna guardarsi allo specchio e chiedersi perché lo sto facendo: lo sto facendo per me o per avere 4 visualizzazioni su Facebook? Anche perché le visualizzazioni di certi artisti sono anche truccate, oppure aumentano grazie a gente che comunque non capisce nulla. Non rispecchiano la realtà! Vi è chi vale tanto e riceve poco come chi vale poco e stranamente ha tanto!
Stefano: c’è gente poco intelligente che non sapendo, critica e basta. Io la critica la accolgo. Mi dà fastidio la gente a cui viene il pallino del rap, carica le tracce su Youtube, fa le cose smeliate, o capisce quello che deve dire in base solamente a quello che la gente vuole sentirsi dire. Magari io che lo faccio da un po’ di anni ed ho fatto ora una cosa decente, ho 50 visualizzazioni e lui 100, e quindi secondo la gente è meglio di me, bhe non è così. Mi sono sentito dire da gente che fa hip hop da 2 mesi, che non ho il senso della sfida. Io rispondo: “facciamo un freestyle adesso” e poi non sanno chiudere neanche 4 rime. Ognuno è libero di fare quello che vuole, però studia, fai i compiti a casa.
Francesco: io vivo di critiche. La perfezione non esiste. La cosa che mi fa rabbia è la mancanza di rispetto per chi ne sa più di te. Se ne so più di te, non per niente ma è perché ho incominciato prima di te, e se ascolto una tua canzone, riesco a capire dove hai sbagliato e te lo dico perché è una critica costruttiva, non lo faccio per per buttarti a terra. Se sei umile mi dici grazie, altrimenti mi dici “tu non capisci un cazzo”. La cosa più difficile nel rap è chiudere le rime dicendo qualcosa di sensato, con un nesso logico.
9) Adesso con internet e la televisione è più facile essere visibili, anche nell’hip hop? E secondo voi internet ha modificato la cultura musicale delle nuove generazioni?
Simone: i media devono essere sfruttati al meglio. Internet è un’arma a doppio taglio. La gente vede internet come un modo solo per apparire, io invece come mezzo per poter spingere e condividere questa passione anche con gente distante da me, uniti però dalle stesse idee.
Stefano: io penso che tutto si ricollega ai soldi. Se tu entri in un negozio di dischi, con i tempi che corrono, pensi che i soldi li devi spendere bene, compri un solo cd ma te lo conquisti, perché ci hai ragionato su. Invece con internet, paghi 20 euro al mese e stai quanto vuoi, scarichi a manetta e via, ascoltando la musica in modo quasi disinteressato e robotico.

10) Poniamo il caso che dopo aver ottenuto migliaia di visualizzazioni su Youtube, diventate il fenomeno del momento. Arriva il tipo con la borsa piena di soldi e vi propone un contratto per una major, ma vi dice: “voi dovete cantare quello che dico io sulle basi che produco io”. Cosa gli rispondereste?
Francesco: se un Pinco Pallino mi dovesse imporre di fare una determinata musica io gli direi di no, perché sono abituato a fare quello che dico io. Perché penso che ci sono persone come Colle der fomento o Kaos che riescono a vivere una vita normale, con quello che riescono a vendere. Internet è un’arma a doppio taglio, come dice Simone, come puoi andare bene puoi andare malissimo. Fabri Fibra, per fare un nome, ora sta andando bene ma se un giorno passerà di moda, come tanti altri, avrà concluso.
Stefano: Applausi per Fibra non credo che la ascolteranno tra 10 anni, Cose preziose sì, invece.
Quelli delle major non sono persone stupide, se mi venissero a fare queste proposte vorrebbe dire che qualcosa l’ho fatta, però io gli direi: “continuo a fare come ho fatto fino ad adesso”, perché se la musica non mi fa campare, mi alzo la mattina e vado a lavorare. Se un giorno mi pagheranno un live in base a quanto valgo, mi compreranno il cd, e riuscirò a vivere con la mia musica, smetterò di lavorare e continuerò così, ma devo fare le cose che dico io.
Simone: quando canti sulle basi e sugli argomenti degli altri, presti soltanto la voce, non sei più un cantante, non sei più te stesso. Invece per me scrivere una canzone deve essere espressione di personalità, non devi farti influenzare dalle aspettative della gente. I soldi servono per mantenerti. Non devi vivere per i soldi.
Francesco: quello che ha rovinato l’hip hop è il vocoder perché anche l’uomo più stonato del mondo può fare due rime, il ritornello, se lo aggiusta con il vocoder ed ha fatto la canzone pronta per MTV, rovinando la mentalità.
Stefano: dovrebbero trovare un altro nome per questa cosa: non è hip hop.
11) Dal punto di vista musicale, negli anni 90 si usava molto più il funky, ora invece si usano molto di più altre sonorità. Credete sia un’evoluzione?
Simone: io penso sia un’evoluzione. Come puoi fare una cosa buona sul funky così la puoi fare su una base che si ispira al metal.
Stefano: i suoni elettronici sull’hip hop mi fanno schifo. La parola evoluzione è soltanto una scusa per produrre cazzate.
Francesco: i suoni elettronici, basi tecno eccetera, devono stare in discoteca.
12) Che strumentazione usate?
LPC:Abbiamo iniziato col produrre tutto in cameretta con quei pochi strumenti che ci potevamo permettere e successivamente grazie allo spirito di sacrificio e alla costanza siamo riusciti a registrare il tutto in uno studio,lavoriamo spesso con il computer. Abbiamo fatto tutti i beat con Fruit Loops, adesso stiamo passando a Reason che ci sembra un po’ più serio.

I Linea pesante Crew hanno appena prodotto il loro primo album che però non ha ancora una data di pubblicazione (a domanda hanno risposto “prossimamente”). Per poter essere conoscere meglio questi ragazzi ed essere aggiornati sulla loro attività ci sono le loro pagine Myspace e Facebook:
www.myspace.com/lineapesantecrew
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