Streetcultura

Simone aka Zire

Taranto, il capoluogo jonico, è una delle città più inquinate di Italia e d’Europa. Dagli anni ’60, periodo della sua installazione nel golfo tarantino, fino ai giorni d’oggi, l’ILVA (un tempo Italsider) sputa veleni su tutta la provincia mietendo vittime, facendo diventare il tumore una malattia all’ordine del giorno, comune come un banale raffreddore. Ha trasformato il territorio di tutta la provincia e l’indirizzo economico, portando l’industrializzazione nel profondo sud. Il progresso, il futuro, possibilità di lavoro, una vita migliore per tutti ma.. l’altra faccia della medaglia è la morte. E’ in questo contesto che nasce, cresce e produce Simone in arte Zire. Nato nel 1990, descrive la realtà che lo circonda con gli occhi di un giovane, come molti altri giovani di queste terre, che hanno già visto molto. Si approccia alla scrittura in maniera originale, diversa, intima. Come ogni artista che si rispetti ogni evento potrebbe ispirarlo, le sue parole descrivono nitidamente le immagini che sono impresse come fotografie nella sua mente. Ma Zire è anche, se non soprattutto, produttore di beat. Il suo stile si è perfezionato negli anni e i risultati si possono toccare con mano. Anche qui, ascoltando i suoni che estrapola con tocco saggio dalle drum machine, ciò che si avverte subito è un approccio diverso ed originale dell’artista. In sostanza non si può dire che Zire sia un artista convenzionale, il suo stile lo porta a ridisegnare i confini dell’Hip Hop ed a spingersi oltre gli stessi, dimostrando una volta di più come l’arte e la musica, la cultura in generale, siano povere e stantie senza la sperimentazione e l’incontro di stili diversi.
Buona lettura.

Come ti sei avvicinato al genere?
Ho cominciato che avevo 12 anni grazie a degli amici di Paolo Sesto che avevano una crew ed ascoltavano hip hop. Verso i 13 anni mi sono appassionato al writing, poi ho iniziato a produrre beat perché volevo cantare.. con i primi programmi, ho iniziato a campionare, a scrivere e registrare. Le prime tracce che ho fatto sono state su basi americane, perché pensavo che le mie non fossero all’altezza. A 17 anni ho abbandonato il writing per concentrarmi sulla musica, anche se ancora adesso disegno, ma sono più concentrato su grafica e fumetti. Ho incominciato a produrre i primi beat seri e a venderli, perché sono dell’idea che la mia passione non debba essere presa come un regalo, visto che comunque ci ho investito parecchio. Credo che tutto abbia un prezzo, anche se minimo. Ovviamente il discorso è diverso per gli amici, quelli con cui sono cresciuto insieme.

Il nome da cosa deriva?
La storia del mio nome fa ridere. La mia tag da writer era Splat, l’onomatopeica dello sputo. Zire è nato una sera tra amici, quando per ridere ci vedemmo il cartone animato “Robin Hood”. Lì c’è il personaggio del serpente che si chiama Sir Biss che sussurrava nell’orecchio del sovrano “zire” e ogni volta che lo diceva io ridevo tantissimo. Il mio migliore amico me lo ripeteva sempre nell’orecchio e da lì tutti hanno incominciato a chiamarmi così. Quindi non è legato al mondo dell’hiphop. Posso fare anche un testo serio ma ogni volta che sento Zire mi viene da ridere.

I primi gruppi con cui ti sei approcciato al genere quali sono stati?
I primi cd di musica hiphop li ho comprati a Paolo Sesto, falsi ovviamente. I primi cd che ho comprato, con i soldi che mi dava mio nonno sono stati, Strade di città degli Articolo 31, un cd di Ice Cub, Ice-T. C’era un ragazzo che vendeva cd falsi che ascoltava hip hop che trovava tutti i cd americani ed ha incominciato  a rifornirmi. La prima ispirazione è stata durante un viaggio a Bologna con i miei. Conobbi dei ragazzi che mi passarono il cd di Joe Cassano e di tutta la vecchia guardia..



Dell’attuale scena italiana cosa ne pensi?
Su questa domanda devo concentrarmi, perché potrei rispondere troppo d’istinto.. comunque credo che nella scena italiana tutti stiano pensando più ad emergere che alla musica. L’immagine è al primo posto e la musica inevitabilmente passa in secondo piano. Sono dell’opinione che per quanto possa sperimentare ed innovarmi con la musica, la cosa che importa di più è il testo, se nell’hiphop non c’è il messaggio non c’è neanche più l’hip hop. Ci sono persone che parlano di alcool, di fumare.. è un Paese che sta morendo, che sta nella merda e nessuno lo denuncia.. a causa di tutto quello che ci è stato inculcato, soprattutto attraverso la televisione, tutti lo fanno essenzialmente per apparire, perdendo di vista i valori fondamentali. Ovviamente ci sono persone che spingono quello che hanno sempre spinto.. ovviamente Kaos.. anche se di Kaos non condivido sempre tutto quello che ha scritto. Non prendo le sue parole come dogma. A livello di produzioni però è quello che per me è l’innovazione. Quelli che lo producono riescono a coniugare perfettamente lo stile classico, old school con sonorità nuove, come ad esempio Dj Argento.

Cosa ti ispira nella scrittura di un pezzo?
E’ una cosa un po’ complicata.. mi reputo una persona un po’ complessa.. mi ispiro alla vita quotidiana ma cerco di descrivere soprattutto quello che non si vede. Analizzo la psicologia delle persone, nel disco che sto facendo ho scritto un testo in cui mi sono immedesimato in un serial killer che uccide donne, ma non perché volevo fare qualcosa di macabro, ma soltanto per cercare di far capire alle persone dove sta arrivando la psiche umana. Ci sono tantissimi delitti passionali, stupri.. ci sono persone che per provare un minimo di brivido commettono reati.. e sono cose che sono all’ordine del giorno.. Un’altra mia fonte di ispirazione è l’amore, inteso sotto vari punti di vista. Infatti il mio gruppo preferito non è neanche un gruppo hip hop ma è i Joy Division. Ritengo che tutto parta e passi dall’amore. Si tratta di un approccio mio particolare, diverso rispetto a quello di molti altri. Mi ispiro anche molto alla mia famiglia, ai racconti di mia nonna.. E sicuramente mi ispiro tantissimo alla situazione che si vive a Taranto per colpa dell’Ilva, sono incazzatissimo.. io e Fido Guido siamo stati i primi a parlare di questa tematica a Taranto.. è una vicenda che mi ha colpito da vicino, visto che a Dicembre è stato trovato un tumore alla laringe a mia madre e nonostante sia una fumatrice, la causa non è il fumo ma è la diossina.

Quando esce il disco?

Il disco dovrebbe uscire a giugno, siamo a buon punto. Sono tutte mie produzioni, tranne una che è di Fabio Venum. Stiamo registrando al Black Lounge.

Segui la street art?
Sì, mi piace molto, ho una grande passione per il murales, per il writing e per la street art in generale. Seguo molti artisti, vignettisti, grafici, in particolare un grafico cinese che è fantastico.. lavora su sfondo bianco e crea delle sagome nere che sembrano uscire dallo sfondo ed è tutto soltanto grafica.

Per seguire Zire:
http://soundcloud.com/zireofficial 
http://www.facebook.com/ZIRE.OFF 
http://www.youtube.com/user/ZIREOFFICIAL  

Max Petrone

Il secondo appuntamento con l’arte si svolge nel nostro logoro e stropicciato stivale, precisamente a Torino, dove è nato e cresciuto il protagonista della prossima intervista: Max Petrone. Classe ‘83, nasce con il desiderio di riempire fogli di carta con i pennarelli che gli comprava la madre per farlo divertire. Mai scelta fu più saggia!

Negli anni insieme a lui cresce la sua tecnica e la sua voglia di fare arte. Dopo aver frequentato per tre anni l’accademia decide di abbandonarla per sbloccarsi da solo e creare un suo stile. Immediatezza, espressività e spontaneità sono gli elementi che caratterizzano le sue tele, ritraendo, quasi sempre, la gente che lo circonda. La sua unica preoccupazione è di suscitare nello spettatore solo una sensazione di piacere. E non puo’ essere altrimenti trovandosi di fronte a una sua opera. 

Tra le varie città, eventi, festival, gallerie in cui ha trovato ammirazione la sua incredibile tecnica, c’è anche la Biennale di Venezia. Adesso lo trovate nell’Eightroom Studio a collaborare con il fratello Giulio Petrone.

LA SOLLUNA DI HAYASHI - misto su tela.

- Come ti sei avvicinato all’arte?

- Mia madre mi dice sempre che già da bambino avevo il bisogno di sperimentare con i colori sui fogli, quindi mi comprava pacchi su pacchi di pennarelli e matite per farmi sbizzarrire. Da allora non ho più smesso. 

Alle elementari e alle medie ero già il leader della classe! Disegnavo e disegnavo… al punto di farmi bocciare in prima media perchè disegnavo e basta! Successivamente mi sono iscritto al “Renato Cottini” dove ho intrapreso la strada dell’antico ordinamento, ormai scomparso, ed ho avuto la fortuna di conoscere i grandi maestri che mi hanno insegnato le basi vere e proprie del disegno e della pittura. Infine ho frequentato l’accademia seguendola solo per tre anni e poi decidere di andare via perchË non mi garbava e sentivo la necessità di sbloccarmi per i fatti miei. Ora, da un po’ di anni ormai, la mia professione è questa.

- La tua arte, si nota subito, è qualcosa di istintivo che esce fuori e prende forma sulla tela. Cosa ti ispira?

- Si esatto, è qualcosa che viene fuori da dentro e tutta la gente che mi circonda Ë fonte di ispirazione per me. Non sono tanto protagoniste le tele quanto le persone che accettano di farne parte.

CARLOTTAJPG@35(RGB/8) - misto su tela

- Per la situazione che stiamo vivendo, in Italia specialmente, l’artista, spesso, è costretto a fare altri lavori per potersi autofinanziare. Quindi perchè una persona dovrebbe decidere di provare a farte arte piuttosto che investire i soldi in qualsiasi altra cosa?

- Eh… è dura. Durissima! Io stesso, che ho una produzione della madonna, faccio tanta fatica. Ma non mi arrendo. Io amo quello che faccio e non posso, non voglio mollare perchè sarebbe come se mi strappassero il cuore.

- Tu, tra le tue esperienze, hai fatto qualcosa che può essere collocato nella sfera street art. Cosa pensi di questa forma artistica in forte espansione adesso?

- Penso che sia una forma d’arte molto interessante, ma allo stesso tempo penso che vada anche un po’ di moda negli ultimi anni. E’ una cosa che parte dagli anni ‘80 ma solo ora sta emergendo in maniera anche “galleristica”… L’artista di strada non è più un vandalo, ma è un prodotto per il mercato artistico contemporaneo. Io mi ritengo una sorta di pittore “ibrido” che semplicemente sperimenta su muro quello che fa di solito sulla tela. Ho cominciato sicuramente a fare alcuni esperimenti grazie ad alcuni amici writers i “TRULY DESIGN” che mi hanno stimolato a provare.

wtc

- Ci vuoi raccontare qualcosa della Biennale?

- La Biennale secondo me Ë stata una buona vetrina ma solo per il fatto che l’abbia curata Sgarbi.. Per il resto,il fatto che chiunque potesse partecipare (parlo dell’ultima tappa a Torino Esposizioni) non mi è piaciuta. Sembrava un mercatino delle pulci, tutti potevano avere una vetrina. Sgarbi lo disse alla conferenza, però,a livello di gusto, la qualità è stata pessima. Poca roba buona e troppa merda. YO

- Ultima domanda: come vedi la situazione “Italia”?

- Ora come ora una merda. Noi giovani siamo davvero penalizzati, ma non dobbiamo mollare.

SONO UNO ZOMBIE COLORATO - misto su tela

Potete continuare a Max Petrone su:
www.maxpetrone.com
http://www.facebook.com/pages/Max-Petrone/49774897700/
https://www.facebook.com/8throomcreativestudio/info 

Kaos: Post Scripta.

              

Nonostante non abbiamo nessuna intervista con il Don assoluto del rap italiano, vogliamo omaggiarlo nella data dell’uscita del suo ultimo cd: Post Scripta. Una data tanto unica quanto unico è Kaos, mostro sacro, guida per alcuni, e nonostante ciò persona umile in un panorama sociale fatto di persone tanto tronfie quanto prive di tematiche ed interesse. Da più di 20 anni è presente, onora la cultura hip hop, al contrario di chi “su sta cultura c’ha solo speculato”. Volevamo scrivere questa piccola nota perché in una situazione mondiale così convulsa e poco rassicurante, l’uscita dell’album di Kaos non può che farci bene, più sereni. 

Post Scripta: solo in questa data poteva uscire il cd del numero uno.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=W8NBEgZE4zk

Dsa Commando.

Per la nostra terza intervista musicale, usciamo dai confini della nostra terra per parlare con uno dei gruppi più importanti della scena rap underground del momento: i Dsa Commando. Il gruppo savonese negli anni ha conquistato gli amanti del genere attraverso sonorità e liriche forti e dirette, in perfetto stile hardcore. La passione anche per altri generi musicali (leggasi punk e metal) si percepisce ascoltando i loro lavori ma, come loro stessi tengono a precisare, si tratta di hip hop al 100%. Nei testi trattano delle difficoltà del nostro tempo, come il rapporto delle nuove generazioni con un futuro che non sembra prospettare nulla di buono. Le possibilità di un finale diverso da quello che tutti noi immaginiamo, sembrano sempre più residue e i Dsa commando descrivono ciò che vedono e sentono senza mai essere banali, anzi riuscendo a stimolare l’immaginazione dell’ascoltatore attraverso una capacità lirica non comune. Il gruppo ha pubblicato il primo demo “Adrenopromo” nel 2004, seguito nel 2006 dal primo cd “Requiem” e nel 2009 da “Destroy the enemy”. Inoltre all’attivo di Mac Myc, uno dei 4 mc del gruppo, c’è un album solista, uscito nel 2008, “13”. Attualmente il gruppo è impegnato nella realizzazione di un nuovo album.

 

 

 

 

Potete spiegarci i rispettivi ruoli nel gruppo? In ogni caso “Commando” fa decisamente capire le vostre intenzioni.

 

DSA Commando:Il nome deriva dal nostro trascorso legato al writing, può avere diversi significati, ma non uno in particolare. Siamo quattro mc, Krin, Heskariot, Hellpacso e Mac Myc, e Sunday ai beats.

 

Quali sono stati i primi approcci con il genere hiphop e cosa vi ha influenzato e spinto ad intraprendere questa strada? Come è nato il vostro progetto?

DSA Commando: Abbiamo iniziato ad ascoltare rap verso la metà degli anni novanta, poco dopo iniziandolo a fare. Nel frattempo ci siamo interessati anche a generi musicali diversi, continuando sempre ad esprimerci con sta “roba” qua. Ci siamo conosciuti parecchi anni fa grazie al writing, al rap, alle jam che si beccavano in giro a quei tempi, la nostra provincia non è molto grande, se frequentavi determinati posti era piuttosto naturale fare conoscenza. Dopo svariati progetti fatti un po’ alla cazzo di cane, abbiamo scelto il nome. Nel 2003 abbiamo concepito il promo uscito poi nel 2004, “Adrenopromo”. Diciamo che dal 1997 in poi, siamo sempre stati insieme.

 

Dopo il progetto solista di MacMyc ci sono altri album solisti in vista?

DSA Commando: Abbiamo sempre preferito lavorare come gruppo tutti insieme, piuttosto che singolarmente, ma c’è un progetto di Heskariot in cantiere, che uscirà dopo il nostro prossimo disco.

 

Nella nuova scena dell’hh si può notare un progressivo abbandono della base funky per sonorità molto più vicine al mondo punk/hc e al metal (ma penso anche al dub e all’elettronica), come fate voi del resto. A cosa credete sia dovuta questa evoluzione e pensate che sia una delle più nette differenze tra vecchia e nuova scuola?

 

DSA Commando: La nostra sonorità è 100% hip hop. Noi prendiamo le distanze da questa “nuova scuola" che cerca di traghettare tutta la faccenda verso l’elettronica e la musica da discoteca. Ci siamo sempre presi bene con il suono dell’hip hop newyorkese, poi il fatto di ascoltare anche punk e metal ha influenzato senza dubbio le nostre robe

 

A proposito di differenze, cosa pensate della vecchia scuola e di quella nuova? Seguite con interesse ancora il genere? Pensate che forse la nuova scuola sia troppo bistrattata per una sorta di “purismo” e reverenza nei confronti della old oppure la vecchia scuola è effettivamente superiore?

 

DSA Commando: Se parli dell’old school italiana di un certo tipo sì, non tutta è superiore. Bene o male ci siamo cresciuti, maanche lì esistono delle differenze. Al giorno d’oggi è rimasto ben poco, la maggior parte delle persone che ne faceva parte o è scomparsa o si è messa a fare dell’altro. Sinceramente la nuova scuola non ci interessa proprio, seguiamo quel poco di rap americano che spacca ma che non è facile da scovare

 

La old school è stata per lungo tempo caratterizzata da “Le Posse”. Si ascoltava un cd con 10 canzoni e 5-6 artisti o gruppi diversi, ora questo non esiste più, ognuno fa il suo cd, racconta la sua storia individuale. Cosa ne pensate? C’è più isolamento nel mondo hiphop odierno?

 

DSA Commando: Secondo noi ognuno è libero di fare quello che meglio crede, sicuramente tre le posse e le robe di oggi c’è unabisso, in primis perché la politica c’entra sempre meno, poco e niente. I tempi sono cambiati, le posse hanno avuto ragione di esistere in un determinato periodo, iniziato e concluso, al giorno d’oggi non avrebbe più tanto senso.

Se dovessimo elencare 3 aggettivi per i vostri testi non esiteremmo a dire: diretti, duri e macabri. A proposito di quest’ultimo aggettivo, si tratta di un gusto puramente splatter o come pensiamo nasconde altri intenti e significati?

 

DSA Commando: Guarda, questo aggettivo c’è stato affibbiato da un sacco di persone, comunque a parte qualche pezzo fine a se stesso di macabro c’è ben poco.

 

Ai Rak Shaza che sono nostri concittadini non abbiamo chiesto di descriverci la realtà sociale nella quale sono cresciuti e la sua influenza su di loro, perché la viviamo anche noi. Invece a voi chiedo proprio questo: qual è e com’è la vostra realtà? è stata un ostacolo o uno stimolo per il vostro progetto?

 

DSA Commando: Dalle nostre parti non c’è un cazzo. È un’arma a doppio taglio. Per certi versi c’è stata d’aiuto, per altri un ostacolo. Venire da una provincia non è facile ma allo stesso tempo rafforza, ha caratterizzato tutto quello che facciamo.

 

Internet ha reso molto più semplice conoscere ed ascoltare gruppi della scena underground ed in generale tutta la musica è adesso facilmente reperibile. Se da una parte questo rappresenta un bene perché permette a realtà altrimenti poco visibili di farsi conoscere, dall’altra sminuisce il peso della musica. La stessa figura dell’ascoltatore è mutata, passando dall’essere sinonimo di cultore della musica a semplice consumatore. La cultura da centro commerciale, roba di ogni genere a disposizione di qualsiasi soggetto. Credete che il nostro sia un pensiero troppo contorto o che effettivamente internet nasconda delle insidie?

 

DSA Commando: Internet è un mezzo molto utile, il problema è che è accessibile a tutti. Ha creato tanta di quella merda da poterci riempire una vasca da bagno in salotto e farci il bagno vestito.

 

La situazione mondiale odierna è tra le più critiche degli ultimi 60 anni: crolli finanziari, Paesi sull’orlo di crisi epocali, famiglie sempre più povere a causa delle logiche perverse di un sistema ritenuto per anni “il migliore dei mondi possibili”, per non parlare della situazione italiana su cui sarebbe meglio stendere un velo pietoso. Come vedete il nostro tempo? Credete che ci sia ancora la possibilità non solo di vivere in un mondo diverso ma addirittura di pensare ad un mondo diverso?

 

DSA Commando: Sono temi delicati è difficile sintetizzare. Il cambiamento può esistere nel singolo individuo, non collettivamente. Sarebbe bello poterla vedere in questo modo ma la realtà è ben altra, guardandoci intorno è molto difficile che possa migliorare, ed è anche abbastanza evidente.

 

Nel nostro blog ci occupiamo anche di street art, voi la seguite? Vi piace?

 

DSA Commando: Se parliamo di writing vecchia maniera bella lì, se parliamo di steet art da blog non ci interessa molto. Siamo rimasti dell’idea che i graffiti e anche la street art siano da apprezzare dal vivo, osservare trovandosi

nel posto rende al pezzo l’unicità che merita.

 

Vi ringraziamo per l’attenzione e per il sostegno al nostro progetto

 

DSA Commando: Bella li, grazie a voi. Un saluto da Savona.

Per essere aggiornati sui DSA Commando potete visitare il loro sito internet:
www.dsacommando.com

Per le foto si ringraziano
Francesca Di Santo
http://www.facebook.com/francesca.d.santo [foto 2 e 4]
Marta Gherardi
http://www.facebook.com/gherardimartaphotographer [foto 3] 

Hardcore è: far attraversare la strada ad una vecchietta.


La rabbia è uno dei sentimenti più comuni tra gli esseri umani. Quella che noi, nuove generazioni, sentiamo non può che essere la conseguenza della situazione economico-sociale che viviamo: assenza di stato sociale e di politiche sociali, distruzione programmata della scuola pubblica, prospettive lavorative legate alla sottoscrizione dei c.d. contratti di lavoro flessibile, ideati per favorire il mercato del lavoro etc. Come se non bastasse ogni giorno bisogna lottare contro i pregiudizi della gente, che qui sono un ostacolo duro da scavalcare per le personalità più sensibili, per quei ragazzi/e che cercano di distinguersi. I Linea Pesante Crew sono dei ragazzi molto giovani, il più grande ha 21 anni, ed hanno già inquadrato il luogo in cui vivono. Conoscono gli ostacoli che ogni giorno si paleseranno, le critiche che li vengono fatte e quelle che verranno fatte, sanno che essere seri ed onesti non paga quasi mai. Però prima che la rabbia diventi rassegnazione, prima che vincano quelli che ci vogliono omologati alla cultura dominante, prima di consegnare le armi al barbaro esercito dell’ignoranza, lotteremo, per prenderci quello di cui abbiamo infinitamente bisogno. Una vita degna.

1)      Salve ragazzi, innanzitutto potete introdurre il gruppo? I ruoli nel gruppo quali sono?
 

LPC:Linea pesante crew è formata da: Infarto (Stefano DeMitri ‘92, mc e beatmaker), Strazio (Francesco Farina ‘90, mc), Pis (Simone Todisco ‘93, mc), Omega (Alessandro Spagnulo ‘91, beatmaker ), Kize (Gabriele Ligorio ‘92, turntablism, mc freestyle), Ossessione (Alessandro Manigrasso ‘92, mc, beatmaker).

2)      Come vi siete conosciuti? Gli approcci all’hiphop?


Stefano: Io ho cominciato alle medie. Non ho mai scaricato musica, andavo avanti a passa mano. Non scarico perché col computer lavoro solamente sui beat e ascolto musica. Ho cominciato con Eminem, avevo un gruppo di amici, non loro (i linea pesante crew, ndr), che mi hanno fatto ascoltare roba italiana: Inoki, Joe Cassano etc. e quindi ho abbandonato Eminem ed abbiamo tirato su un piccolo gruppo. Ho incominciato a scrivere i primi testi, poi un mio amico mi ha fatto conoscere un ragazzo che ci ha chiesto se facessimo freestyle, non sapevo neanche cosa fosse, dopo non l’ho più lasciato. Gli altri hanno abbandonato, io ho continuato da solo e due anni e mezzo fa ho conosciuto loro, un po’ per caso. Abbiamo incominciato a stare insieme, a fare le prime esperienze da crew, poi un anno abbondante fa abbiamo deciso di formare Linea pesante crew, per fare qualcosa di più serio, che si avvicinasse alla decenza.

Francesco
 : cerco di fare rap da 4 anni. Conoscevo dei ragazzi che strimpellavano qualche rima. Una sera mi dissero: “prova tu”. Preciso che ero vestito con la camicia e la cravatta (ride). Feci qualche rima per gioco e poi diventò un’ossessione, tanto che non uscii di casa per un bel po’ e mia madre incominciò a preoccuparsi pensando che mi fossi esaurito. Poi è diventato il mio pane quotidiano, adesso ho bisogno di sfogarmi con le rime. Nacquero i primi testi, che se rileggo adesso mi metto le mani nei capelli ma a quei tempi erano belli. Poi conobbi loro con cui condividevo gli stessi interessi, passioni e sentivamo gli stessi cantanti. L’anno scorso poi è nata la Crew.

Simone: mi sono avvicinato a questa cultura anche grazie ad un mio amico di infanzia, che mi fece conoscere suo cugino con cui avevamo in comune la passione per lo skate. Avevo internet, lo usavo per sentire la musica e vidi il 2thebeat. Mi piaceva il freestyle e proposi al mio amico di provarci, lui però era un po’ titubante. Alla fine ci siamo convinti e abbiamo convinto anche gli altri che ci hanno fatto i complimenti, poi questo mio amico mi ha fatto conoscere i ragazzi qui presenti (I linea pesante crew, ndr) ed abbiamo formato il nostro gruppo.

3)      Il nome della vostra crew a cosa è dovuto?
 

LPC: abbiamo scelto ‘Linea Pesante’ intanto perché volevamo un nome assolutamente italiano e che ci suonasse, e poi perché siamo abituati a seguire un linea, un filo logico nelle nostre vite, parliamo di coerenza e attuiamo la coerenza. Una linea rigida, ferrea, per questo poi da un ragionamento è uscito linea pesante, perché rispecchia il nostro modo di fare e di essere, la nostra linea da seguire! La nostra linea è pesante dato lo stile hardcore-funky dei nostri pezzi. 

 


4)      Le vostre influenze personali? Quali sono i cantanti che vi hanno ispirato di più?

Simone: Io, come anche gli altri, ho incominciato con Eminem, la roba americana. Quando ho conosciuto loro, circa 4 anni fa, ho incominciato ad ascoltare la musica che ispirava violenza, l’hardcore, e qualche anno fa ho comprato il cd dei Rak Shaza. Preciso che si tratta di violenza musicale contro il sistema, anche perché il rap troppo soft, fatto per le ragazzine, non mi piace, deve essere cattivo, deve far male.

Stefano: sono partito con Inoki, Joe Cassano, Co’ Sang, mi flagellavo proprio. Avevo 13/14 anni. Poi ho incominciato ad ascoltare roba vecchia dei Club Dogo. Mi è sempre piaciuto il rap della verità, quello armato, non le serenate. Mi deprimono. Mi piace il fatto che deve darmi la carica: Kaos, Colle der fomento, Turi, Dj Gruff, gente che fa le cose toste.

Francesco
 : io ho incominciato con le cose soft. Poi conobbi Dio: Kaos ed ho lasciato tutto, poi grazie anche a loro ho conosciuto altri gruppi: il rap americano con i Wu-Tang Clan, Mobb Deep. Eminem l’ho conosciuto con il filmone 8 mile. Con questi gruppi io mi calmo, mi fanno passare tutta la rabbia che ho in corpo.

5)      A proposito di rabbia, secondo voi da che cosa deriva? Voi perché siete arrabbiati e in confronto a che cosa?

Simone: Io mi guardo in giro e vedo coglioni, gente che non si immedesima negli altri e questo è un concetto che esprimo nelle mie canzoni. La gente prima di parlare sugli altri non si informa e questo è sbagliato. Io sono arrabbiato con il sistema. Gente che è pronta a scannarsi, che non si rispetta. Io vado in Chiesa ed è lì (oltre che in strada) che ho imparato il rispetto e quello che mi fa arrabbiare sono le persone che dovrebbero avere una mentalità più aperta nei confronti del proprio prossimo. Al giorno d’oggi nessuno è capace di porgere la mano al compagno affianco. Devo precisare che sono contro il Vaticano però questo non mi vieta di vivere una religiosità mia, personalizzata, senza vistosi segni di croce o preghierine serali, basata sulla colonna portante del rispetto verso il prossimo, niente di più semplice.


Stefano
: Io sono incazzato da parecchio, per altre esperienza di vita. All’amore non ci credo (‘’nemmeno io!’’ aggiunge Simone) perché oggi il principe azzurro è gay e la principessa è una puttana. Io sono incazzato per parecchie cose, come ha detto Simone. Sono incazzato con la gente che specialmente nei piccoli paesini è idiota, ha la mentalità ristretta. Quelli come noi sono pochi perché io sono abituato ad essere me stesso, a fare come voglio ed invece c’è gente che mi snobba, che va dietro le mode. Sono incazzato contro tutto quello che ci circonda, il sistema e lo stato sono una grossa presa per il culo, non per dire la solita. Io fotografo e sviluppo sul foglio, parlo di quello che vedo. Non è una rabbia fine a se stessa, credo che al contrario sia molto molto costruttiva. Con un testo si fa molto più rumore.


Francesco
: io sono incazzato con il mondo, con i pregiudizi della gente. Ti dicono: “tu hai i pantaloni larghi e non puoi stare nella società perché sei un pagliaccio”. Non ti si avvicinano proprio per questo motivo. Ti prendono in giro, se fai rime ti considerano un clown, un fenomeno da baraccone. Qui l’amore non esiste se non hai il bmw, i soldini del papà e il culo firmato. Sono incazzato perché siamo governati da un mono-palla con il lifting, ci sono tante cose… ci manteniamo in vita proprio grazie alla Doppia H.

6)      Per voi quindi l’hip hop non è solo un genere musicale.
Stefano: non posso pensare che domani mi sveglio e  mi scordo di quello che faccio da 6 anni a questa parte. Non capisco né quelli che conosco, né gli artisti che lo hanno fatto. Io lo faccio anche per sfogarmi, è vita, è esprimere anche se stessi. Abbiamo fatto il cd anche per parlare di noi stessi, non soltanto per buttare merda in faccia agli altri, anche perché gli altri ascoltando possano rispecchiarsi.

7)      Che cosa pensate di quelle persone che fanno una canzone e la mettono su Youtube, su Facebook e pensano di aver svoltato?

Francesco: l’hip hop non è un’arte per andare a caccia di visualizzazioni su Facebook o su Youtube, non è neanche fare la serenata alla ragazza per cercare di conquistarla, non esiste proprio. Il sentimentalismo si può fare anche con un pizzico di aggressività. Per noi essere hardcore non significa soltanto urlare ma anche aiutare una vecchietta ad attraversare la strada oppure mettersi dopo pranzo a lavare i piatti con mia madre. Quello è hardcore.

Stefano
: quello è hardcore perché il tipo snob non se lo sognerebbe mai di farlo e magari mi dice “com’è fino ad ora eri hardcore e poi ci metti una canzone calma?”. Stocazzo! Ad esempio: Cose Preziose di Kaos è una canzone d’amore, dedicata all’hip hop, che comunque ti dà la carica, non è che mi viene la depressione come se mi sentissi un pezzo di Nesli.

8)      Secondo noi ci circondano per lo più pseudo-artisti, che per di più non accettano nessuna critica. Pensiamo che internet e la televisione abbiano influenzato molto il modo di fare delle persone. Anche secondo voi è così?

Simone: Per quanto riguarda le critiche, le accettiamo, anzi le pretendiamo, basti pensare che l’umanità si è evoluta anche grazie ai propri errori in modo da avere un presente migliore, anche se a vederlo non si direbbe. Questo vale anche per le canzoni, si sbaglia per imparare. Per quanto riguarda le visualizzazioni, ormai la gente lo fa solo per quello. Bisogna guardarsi allo specchio e chiedersi perché lo sto facendo: lo sto facendo per me o per avere 4 visualizzazioni su Facebook? Anche perché le visualizzazioni di certi artisti sono anche truccate, oppure aumentano grazie a gente che comunque non capisce nulla. Non rispecchiano la realtà! Vi è chi vale tanto e riceve poco come chi vale poco e stranamente ha tanto!


Stefano
: c’è gente poco intelligente che non sapendo, critica e basta. Io la critica la accolgo. Mi dà fastidio la gente a cui viene il pallino del rap, carica le tracce su Youtube, fa le cose smeliate, o capisce quello che deve dire in base solamente a quello che la gente vuole sentirsi dire. Magari io che lo faccio da un po’ di anni ed ho  fatto ora una cosa decente, ho 50 visualizzazioni e lui 100, e quindi secondo la gente è meglio di me, bhe non è così. Mi sono sentito dire da gente che fa hip hop da 2 mesi, che non ho il senso della sfida. Io rispondo: “facciamo un freestyle adesso” e poi non sanno chiudere neanche 4 rime. Ognuno è libero di fare quello che vuole, però studia, fai i compiti a casa.

Francesco: io vivo di critiche. La perfezione non esiste. La cosa che mi fa rabbia è la mancanza di rispetto per chi ne sa più di te. Se ne so più di te, non per niente ma è perché ho incominciato prima di te, e se ascolto una tua canzone, riesco a capire dove hai sbagliato e te lo dico perché è una critica costruttiva, non lo faccio per per buttarti a terra. Se sei umile mi dici grazie, altrimenti mi dici “tu non capisci un cazzo”. La cosa più difficile nel rap è chiudere le rime dicendo qualcosa di sensato, con un nesso logico.

9)      Adesso con internet e la televisione è più facile essere visibili, anche nell’hip hop? E secondo voi internet ha modificato la cultura musicale delle nuove generazioni?

Simone: i media devono essere sfruttati al meglio. Internet è un’arma a doppio taglio. La gente vede internet come un modo solo per apparire, io invece come mezzo per poter spingere e condividere questa passione anche con gente distante da me, uniti però dalle stesse idee.

Stefano
: io penso che tutto si ricollega ai soldi. Se tu entri in un negozio di dischi, con i tempi che corrono, pensi che i soldi li devi spendere bene, compri un solo cd ma te lo conquisti, perché ci hai ragionato su. Invece con internet, paghi 20 euro al mese e stai quanto vuoi, scarichi a manetta e via, ascoltando la musica in modo quasi disinteressato e robotico.

10)   Poniamo il caso che dopo aver ottenuto migliaia di visualizzazioni su Youtube, diventate il fenomeno del momento. Arriva il tipo con la borsa piena di soldi e vi propone un contratto per una major, ma vi dice: “voi dovete cantare quello che dico io sulle basi che produco io”. Cosa gli rispondereste?

Francesco: se un Pinco Pallino mi dovesse imporre di fare una determinata musica io gli direi di no, perché sono abituato a fare quello che dico io. Perché penso che ci sono persone come Colle der fomento o Kaos che riescono a vivere una vita normale, con quello che riescono a vendere. Internet è un’arma a doppio taglio, come dice Simone, come puoi andare bene puoi andare malissimo. Fabri Fibra, per fare un nome, ora sta andando bene ma se un giorno passerà di moda, come tanti altri, avrà concluso.


Stefano
: Applausi per Fibra non credo che la ascolteranno tra 10 anni, Cose preziose sì, invece.

Quelli delle major non sono persone stupide, se mi venissero a fare queste proposte vorrebbe dire che qualcosa l’ho fatta, però io gli direi: “continuo a fare come ho fatto fino ad adesso”, perché se la musica non mi fa campare, mi alzo la mattina e vado a lavorare. Se un giorno mi pagheranno un live in base a quanto valgo, mi compreranno il cd, e riuscirò a vivere con la mia musica, smetterò di lavorare e continuerò così, ma devo fare le cose che dico io.


Simone
: quando canti sulle basi e sugli argomenti degli altri, presti soltanto la voce, non sei più un cantante, non sei più te stesso. Invece per me scrivere una canzone deve essere espressione di personalità, non devi farti influenzare dalle aspettative della gente. I soldi servono per mantenerti. Non devi vivere per i soldi.


Francesco
: quello che ha rovinato l’hip hop è il vocoder perché anche l’uomo più stonato del mondo può fare due rime, il ritornello, se lo aggiusta con il vocoder ed ha fatto la canzone pronta per MTV, rovinando la mentalità.

Stefano
: dovrebbero trovare un altro nome per questa cosa: non è hip hop.

 

11)   Dal punto di vista musicale, negli anni 90 si usava molto più il funky, ora invece si usano molto di più altre sonorità. Credete sia un’evoluzione? 


Simone
: io penso sia un’evoluzione. Come puoi fare una cosa buona sul funky così la puoi fare su una base che si ispira al metal.


Stefano
: i suoni elettronici sull’hip hop mi fanno schifo. La parola evoluzione è soltanto una scusa per produrre cazzate.

Francesco
: i suoni elettronici, basi tecno eccetera, devono stare in discoteca.

12)   Che strumentazione usate?

LPC:Abbiamo iniziato col produrre tutto in cameretta con quei pochi strumenti che ci potevamo permettere e successivamente grazie allo spirito di sacrificio e alla costanza siamo riusciti a registrare il tutto in uno studio,lavoriamo spesso con il computer. Abbiamo fatto tutti i beat con Fruit Loops, adesso stiamo passando a Reason che ci sembra un po’ più serio.

I Linea pesante Crew hanno appena prodotto il loro primo album che però non ha ancora una data di pubblicazione (a domanda hanno risposto “prossimamente”). Per poter essere conoscere meglio questi ragazzi ed essere aggiornati sulla loro attività ci sono le loro pagine Myspace e Facebook:
www.myspace.com/lineapesantecrew
http://www.facebook.com/profile.php?id=100001812495029

illusione-disillusione: Eme.

Il primo passo nel mondo Street Art lo facciamo con lei, Eme. Artista di origine spagnola, si è fatta sentire anche nel nostro Paese. La sua “tag” dice tutto. Semplicità e simmetria.
Fin da piccola cercava qualsiasi angolino per giocare con i colori. Da allora ha sempre provato ad esprimersi attraverso le arti plastiche e sin dal principio ha sentito forte attrazione verso i graffiti e Street Art. Nel 2004 ebbe il suo primo contatto con la bomboletta, realizzando il suo primo graffiti, in strada, di notte, con una sua amica.
Con uno stile puramente Naif e con semplicità di forme, esprime un mix di illusione –disillusione nei confronti del mondo in cui vive. Cerca di captare la bellezza che nasce dall’impronta della propria società consumata. Innamorata delle forme semplici , colori in “halftone" , caratteri con stilo un po’ retro, è anche amante della fotografia, infatti ritrae, graffiti, street art e tutto ciò che la incuriosisce.

 

1) Chi è Eme? Da dove viene? Come nasce il nome?

 

Eme è una ragazza qualsiasi a cui piace disegnare. Sono del sud-est della Spagna, la mia città natale è Murcia. Il paese della mia famiglia e dei miei amici si chiama Aguilas. Il nome è nato tanti anni fa. E’ la prima lettera del mio nome, mi è sempre piaciuto scrivere lettere ed provato una e un’altra volta a disegnarla.

 

2) In che modo ti sei avvicinata alla street art? Da quanto tempo la pratichi?

Ho iniziato a dipingere con gli spray facendo graffiti, tipo 7 anni fa. E’ dall’inizio che uso lo stesso nome, Eme. Credo che adesso sono sulla via che mi piace perché ho trovato l’equilibrio tra tutto quello che mi interessa e sono contenta. Adesso devo imparare e migliorare tantissimo.

3) A quali artisti ti sei ispirata?

 
mmm, non lo so, sai ? Non so dirti un artista che mi piace, in realtà…ce ne sono mille.

 

4) Cosa vuoi comunicare con la tua arte? Tu sei anche fotografa e tipografa, ma quale canale preferisci?

Non voglio comunicare nulla, è più che altro una questione di inquietudine e sentimenti , così posso liberarmi interiormente ed esteriormente ma soprattutto cerco di divertirmi. Mi piacciono sia la fotografia che la tipografia, sono due mondi interessantissimi e che rispetto tanto perché penso che si deve lavorare tantissimo, ma non saprei dirti quale mi piace di più.

5) Cosa pensi dell’evoluzione che la street art ha avuto in questo ultimo periodo? Il fatto che si sia popolata così tanto è un bene o porta/porterà dei svantaggi?

Penso che adesso si sia evoluta tantissimo, soprattutto per quanto riguarda le dimensioni  e ci sono tantissimi artisti bravi. La lista è infinita. Ci sono degli artisti che veramente sono ad un livello allucinante e secondo me ogni giorno diventa più bello quello che si sta facendo. Sì, come dici si sta popolando ma secondo me non c’è nessun problema: credo che la street art sia fatta per tutti e questo è il bello.

 


6) Come vedi e cosa pensi delle mostre sulla Street Art che vengono fatte nelle gallerie?  Non è un po’ un controsenso? E quanto è rimasto di “illegale” nella street art?

 
Mi vergogno un po’ a parlare di “Arte” , però ti dico la mia opinione: la street art nasce e muore nella strada e quello è il suo fascino, la sua spontaneità ed il suo rischio. Io per adesso preferisco dipingere tranquillamente, in posti illegali ma lontani dalla gente. Se poi gli artisti vogliono fare cose in altri posti, perché no? Penso che sia una questione di libertà ed ognuno può fare quello che gli piace, non è bello stare sempre ad imporre regole a tutti, anche perché sarebbe ridicolo.

7) L’arte non è una fonte di arricchimento (monetario). Un artista, spesso, deve avere un secondo lavoro per realizzare opere. Tu come vivi questa realtà? Ti autofinanzi con il Merchandising?


Ho fatto diversi tipi di lavori però per fortuna da un paio d’anni faccio un lavoro che mi piace ed anche se dovessi fare un lavoro qualsiasi, lo farei. Ho finito l’università 3 anni fa (niente di artistico) e per fortuna  adesso lavoro perché non mi fermo mai. Stando a casa a lamentarsi e a confrontarsi con gli altri non si arriva da nessuna parte. Il merchandising lo faccio per i miei amici , anche se ho qualche bel progetto in mente per il futuro, per il momento preferisco andare piano.

 

8) Con chi ti piacerebbe condividere un muro? Ci sono street artist del momento che suscitano il tuo interesse?


mmm…mi vergogno un po’ a dividere i muri con altri artisti perché ancora devo imparare tanto. Preferisco andare a dipingere con i miei amici per il momento, però certo che mi piacerebbe. Gli street artist che mi piacciono sono tantissimi, la lista è infinita e ognuno mi piace per una ragione diversa. Mi piace seguire su internet tutti i nuovi muri che si stanno realizzando.

9) Quante mostre/eventi/festival/ hai fatto da quando sei attiva e in quali città possiamo trovare un muro con un opera di Eme?

Dall’inizio del 2011 sto dipingendo tanto quanto le mie circostanze me lo permettono. Sono stata in vari festival di street art ed ho partecipato a tre mostre collettive. Se vuoi trovare un muro mio, chiamami ed andiamo insieme perché è un po’ complicato arrivare qui in Spagna. I piu visibili  sono a Strasbourg in Francia ed in Italia a Campobasso e Torino

10) Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho tanti progetti futuri però sono molto realista e preferisco andare con calma. Per adesso mi va bene pensare al prossimo muro che ho in mente e soprattutto imparare e migliorare, che non è poco.

Foto di: Javier Sanchez

Per poter seguire le opere della bravissima Eme ed essere sempre aggiornati sull’evoluzione della sua tecnica, potete visitare la sua pagina fan di Facebook:
http://www.facebook.com/pages/eme/172816569436330 

This is the beginning. My beautiful friend.

In un pomeriggio di un settembre caldo, così come calda è la situazione mondiale, un gruppo di ragazzi di Grottaglie (TA) si incontra per parlare di musica ma soprattutto per confrontarsi, per certificare che forse i tormenti che li attanagliano non sono soltanto paranoie personali, che forse sono sentimenti più che comuni anzi che forse sono addirittura il pane quotidiano per tutti quelli che da quando sono nati hanno vissuto solo il peggio del proprio Paese e sono combattuti tra la voglia di cambiarlo e quella di scappare via quanto prima. Siamo tutti coetanei, siamo tutti innamorati della nostra vita, delle nostre passioni. Passione è il termine che ci accomuna, passione per la musica, passione per l’arte, passione è la soluzione per non morire soffocati nella melma che hanno prodotto per farci illudere di vivere una vita che infondo non è poi così male. Noi presuntuosamente proviamo ad uscire da questa melma soffocante, con la forza di chi non è solo. La solitudine è la corda con cui vorrebbero legarci in casa davanti alla tv e al computer ed è il valium con cui vorrebbero drogarci per non farci reagire alle mille nefandezze a cui ogni giorno siamo costretti ad assistere. I Rak Shaza (gruppo Hip-Hop di 23enni grottagliesi, che ad agosto ha diviso il palco con il grande Kaos in occasione della I^ edizione del Grooves of Hip-Hop) lottano con noi e noi con loro, in fondo sia noi che loro diciamo le stesse cose usando due modi diversi. 

 

Siete conosciuti come Rak Shaza ma in realtà chi si cela dietro questo nome? E i ruoli nel gruppo quali sono?

Piero & Marco: siamo: Piero cioè Etiko mc e il beat maker ma anche mc Marco cioè SiR BiG. Siamo partiti io e lui ed il primo cd l’abbiamo registrato così, ma adesso ci stanno dando una mano anche altri amici che sono cresciuti con noi e che condividono il nostro modo di vedere la vita. 

 

Quali e come sono stati i primi approcci con il genere?

Marco: era in seconda/terza media, all’ epoca ero in fissa per l’ hardcore, gabber, roba del genere. Nella mia classe c’era un ragazzo che già all’epoca muoveva i primi passi nell’ ambiente (i primi passi di break a tempo di flying steps, una rarità per il nostro paesino, reperito grazie al cugino tedesco di un nostro carissimo e attuale amico, i primi bombing sui muri ecc ecc). A quei tempi non avevo il pc, ma un semplice impianto hi-fi e lui mi prestò il cd “La fossa - Around the riones” che prontamente mi riversai su cassetta. Poi da li iniziai anche io a fare due cagate sui muri (ma ne andavo molto fiero) e i primi passi di break. Ero troppo innamorato dei pezzi sui muri fatti da un grandissimo ragazzo di nome Martino, e dalle rime registrate dei primi gruppi locali (500 stile). Da lì pensai che anche io da grande avrei voluto dire la mia usando come mezzo l’ hip-hop (che sia un pezzo su un muro, un passo di break sull’ asfalto, rime o beat).

Piero:
sicuramente quando eravamo piccoli, per me, le prime cassettine passate da persone che erano più grandi di noi che ascoltavano l’old school. Ho consumato nastri,bombolette spray,pagine e pagine di AELLE. Le prime sfide di freestyle,i primi passi di break sul l’asfalto,tutto questo ha contribuito ad avvicinarmi sempre più a questa arte.

 


Quali gruppi vi hanno ispirato maggiormente?

M: tantissimi, troppi. A me personalmente tutt’ora mi ispira tutto ciò che integra rumore che, messo insieme, crea una cosa che quando l’ascolti ti far star bene, dipendenza, assuefazione, ti dona energia vitale! Io penso che tutta la musica, fatta bene e con il cuore, vale la pena di viverla e ascoltarla! Però se devo fare dei nomi: Jedy mind tricks, Kaos, Colle der fomento, Army of the pharaohs, Non phixion, Necro, Ill bill,Snowgoons, The left, Dsa commando, Dj premier, D.i.t.c., Joe Cassano, Inoki, Pantera,Hobophobic, Sfc, Iron maiden, Black sabbath, Cannibal corpse, Metallica, Blaq poet, Fritz da cat, I lyricalz, Maury b e chi più ne ha più ne metta… mado’ sono troppi i nomi che mi hanno segnato.

P:
l’old school mi ha dato tanto, gruppi come Sangue Misto , Kaos e colle der fomento .Ho stima e rispetto per chi è rimasto fedele alla propria musica, è stato coerente con se stesso e con le proprie decisioni. Gente con testi e flow insuperabili per chiunque anche oggi. Comunque subito dopo le prime cassette ho sentito di voler fare anche io qualcosa e ho incominciato a registrare con un mini microfono attaccato allo stereo passando tutto sul nastro. 

 

A proposito del nome, come è uscito fuori?

M: bella domanda. In molti ce lo chiedono, ma è una cosa abbastanza semplice. Io e Piero ci conosciamo, anche solo di vista, da ormai una vita. Quando iniziammo a conoscerci meglio e dopo aver scritto e registrato qualcosa insieme, decidemmo che dovevamo dare un nome a tutto ciò che stavamo realizzando. Dopo varie ricerche, viaggi mentali, nomi che uscivano a destra e sinistra siamo arrivati ad una semplice conclusione, Rak Shaza. Se fai una ricerca su wikipedia digitando rakshasa, vi è una spiegazione dettagliata. In parole povere è un demone induista, e secondo il mio parere, tutte quelle persone che più o meno la pensano come noi, possono chiamarsi Rak Shaza. Abbiamo deciso di trasportare tutta la spiegazione del demone, sulla nostra scena (intesa come panorama hip-hop e non). Insomma, eravamo stanchi di sentire gente che parlava di stronzate, piuttosto che esporre problematiche e situazioni che più o meno tutti viviamo. E devo dire che ad oggi, il nostro pensiero non è cambiato!

P: come ha detto Marco il nome Rak Shaza è di un demone induista che ci rispecchia molto. Questi demoni portavano morte e distruzione, come si può ascoltare in Ritual of the death. Rispecchia la nostra rabbia contro un “regime” che ci impone delle regole da rispettare ma che non vogliamo rispettare, sotto questo punto di vista siamo un po’ estremisti, anarchici. Per noi la musica è come un calderone, proprio come quelli usati nei rituali, ci mettiamo di tutto a partire dalla società poi la scena hiphop che c’è oggi, la religione che a noi non piace proprio, il vaticano. 

 


Cosa pensate della scena HipHop di oggi? 

M: parliamo di quella italiana. Abbastanza pietosa! Detto con tutta franchezza. I validi secondo me si possono contare sulle dita di due mani e due piedi! Troppi fake, troppe hit estive, c’è chi l’hip-hop lo ha salvato (da cosa?) e chi parla di quanti (immaginari) bocchini ha racimolato nell’arco della giornata. Penso che questo non è hip-hop. Però c’è gente innovativa (come Salmo) gente classica e hardcore (Kaos, Colle der fomento) underground allo stato puro (Dsa commando) e chi si fa il culo solo per esporre il proprio punto di vista fregandosene dell’ apparenza e della fama (e qui vorrei metterci in mezzo anche noi). Senza nessun tipo di etichettatura.

P:
la scena hh di oggi è disastrosa. Puoi farti un giro su internet per capire da chi viene rappresentato oggi l’hiphop. Molti lo fanno o perché cercano fama e guadagno o per apparire, come una forma di vanità, scrivono testi vuoti e su basi club (odiose). Fanno un video subito dopo aver fatto una canzone e rapportano la loro bravura al numero di visualizzazioni su youtube.. noi non vogliamo questo, vogliamo soltanto che la nostra musica apra gli occhi alla gente. Certo, lo facciamo in maniera aggressiva, l’aggressività che è anche una nostra forma di reazione al mondo in cui viviamo, è il nostro stile e ci piace, così che chi ci ascolta capisce subito il nostro messaggio. La nostra arma, forse l’unica che ci è rimasta, è la parola e quindi la utilizziamo. Comunque la situazione oggi è davvero tragica.

Sicuramente sapete che fare musica in un certo modo non porta a grossi guadagni. La domanda è quindi cosa vi spinge ad andare avanti? E a maggior ragione cosa pensate di quei gruppi che si sono “venduti”? 

M: il mio parere è che, se una persona canta da una vita e arriva a 30 anni si trova davanti ad una scelta (ovviamente se è un musicista valido).
Buttarsi suI soldi, sulla fama, campare di musica, o continuare a fare musica di nicchia senza nessun tipo di rientro economico o comunque il minimo che riesce a raccimolare tra vendita di dischi, live e merchandising.
Io a 23 anni sono del parere che la musica (tutta la musica) la si deve fare con il cuore e la passione. Io la faccio con passione e umiltà sbattendomene del guadagno.
Certo sarei ipocrita se dicessi che non me ne fotte un cazzo dei soldi, però se in Italia si riuscissero a vendere un po’ di dischi (soprattutto se interamente autoprodotti e autofinanziati) e si riuscisse a fare almeno un live al mese retribuito il giusto, si riuscirebbe, non dico a campare, ma almeno a fare nuova musica evolvendosi sempre di più! Le macchine per fare musica, per registrare, le stampe dei cd, tutto ha un suo prezzo (e anche elevato direi).
Magari se tra 10 anni riesco ancora a fare musica ti saprei dare una risposta decisamente migliore!

P: ciò che ci spinge è soprattutto la passione che abbiamo per questa musica, perché questa musica innanzitutto ci ha cresciuti, lo facciamo veramente col cuore. Ovviamente non sputo sul guadagno ma non è quello che ci interessa realmente. Noi vogliamo che la nostra musica sia originale, far aprire gli occhi alla gente su questa società di merda in cui viviamo, soprattutto di questi ultimi tempi. Comunque la passione è quello che ci fa andare avanti fino a quando avremo fiato per cantare. Per quanto riguarda i “venduti” posso dire solo una cosa.. pace all’anima loro.. 

 

Credi che ci sia qualche relazione tra la scena musicale odierna, diciamo anche oltre l’HH e la società in cui viviamo? Vedete le due cose connesse?

M: certo! Anzi non faremo la nostra musica se non esistesse questa società! Le due cose sono una cosa sola, senza la società odierna non esisterebbero, forse, la metà dei gruppi in Italia.
E se non esistessero altri generi musicali, penso che l’hip-hop non ci sarebbe o forse non avrebbe questa forma odierna.

P: sì certamente..se non ci fosse questa società nostrana noi non faremmo tutto ciò.

(Foto: Rossella Indiveri) 

Per farsi un’idea su cosa sono i Rak Shaza, consigliamo (oltre che l’acquisto del loro primo cd) di ascoltare questo pezzo:
http://www.youtube.com/watch?v=0ctKgYzL0iY

Per continuare a seguirli invece, potete visitare la loro pagina facebook:
http://www.facebook.com/pages/Rak-Shaza/131498246934401 

Introducing:

salve a tutti, siamo un duo della provincia jonica (Gei ed Ext) appassionati della cultura street che in questo periodo si sta espandendo prepotentemente, di tutte le sue espressioni, dall’arte visiva alla musica. La nostra intenzione è di dare visibilità ad un’arte tanto rinomata nell’underground e così poco conosciuta negli ambienti più convenzionali. Nel blog saranno presenti articoli, video, impressioni, interviste riguardanti tutta la cultura street.